Ipotiroidismo e alimentazione: quello che occorre sapere

13 gennaio, 2020 ,

L’ipotiroidismo è una condizione che riguarda fino al 5% della popolazione nordamericana ed europea. Le donne in menopausa sono le più colpite da questa malattia. Ci sono numerosi miti alimentari relativi alla funzione tiroidea. Facciamo il punto sulla questione.

La ghiandola tiroidea

La tiroide è una ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo. Secerne due ormoni: la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4). Questi ormoni regolano numerose funzioni del corpo, comprese il metabolismo dei grassi e dei carboidrati, la respirazione, la temperatura corporea, lo sviluppo del cervello, il tasso di colesterolo, il cuore, il sistema nervoso, il tasso di calcio nel sangue, il ciclo mestruale e l’integrità della pelle.

L’ipotiroidismo

L’ipotiroidismo è un disturbo che si manifesta quando la ghiandola tiroidea non produce una quantità sufficiente di ormoni tiroidei per soddisfare le necessità dell’organismo. Nella maggior parte dei casi è determinata da una risposta autoimmune nota come malattia di Hashimoto. La carenza di ormoni tiroidei rallenta il metabolismo, e può dar luogo a diversi sintomi che variano da una persona all’altra, e che comprendono aumento del peso, spossatezza, pelle e capelli secchi e disturbi della concentrazione. Le persone affette da ipotiroidismo presentano un rischio più elevato di malattie cardiovascolari e diabete. In effetti una riduzione dei livelli di ormoni tiroidei può aumentare il tasso di colesterolo LDL, la pressione arteriosa, il livello di omocisteina (un marcatore di infiammazione), e possono avere degli effetti sul metabolismo dei carboidrati.

Ipotiroidismo e gestione del peso

Nella maggior parte delle persone l’ipotiroidismo comporta un aumento di peso, oltre a una maggiore difficoltà a dimagrire fino a quando i livelli ormonali non si stabilizzano. Ciò è dovuto al fatto che la carenza di ormoni rallenta il metabolismo di base, ossia si bruciano meno calorie quando si è a riposo. Può quindi essere necessario diminuire il proprio apporto calorico. Per farlo si possono limitare le calorie liquide (alcol e bevande zuccherate), e mangiare almeno tre porzioni di verdure al giorno. In caso di bisogno potete integrare degli spuntini ricchi di fibre e proteine che vi permetteranno di sentirvi sazi fino al prossimo pasto, e di ridurre di conseguenza le vostre porzioni. Un altro metodo per rimediare al rallentamento del metabolismo è fare più attività fisica. Oltre a incrementare il consumo calorico, l’attività fisica può essere d’aiuto per contrastare la spossatezza. Se invece quest’ultima dovesse essere di ostacolo allo svolgimento dell’attività fisica, si può ricorrere all’uso di un contapassi come fonte di motivazione per cercare di essere più attivi mentre si svolgono gli impegni quotidiani. Non bisogna nemmeno trascurare lo stress e il sonno, poiché anch’essi influenzano la gestione del peso corporeo. In sintesi, è essenziale adottare delle abitudini di vita sane, come mantenere un’alimentazione equilibrata, praticare regolarmente attività fisica e gestire in modo adeguato lo stress e il sonno.

Alimenti e nutrienti che possono influenzare la funzione tiroidea

Numerosi alimenti e nutrienti possono influenzare la funzione tiroidea. Ecco quali.

Lo iodio

Lo iodio è un nutriente vitale ed essenziale per la funzione tiroidea. Sebbene le malattie autoimmuni siano la causa principale delle disfunzioni tiroidee in America del Nord e in Europa, la carenza di iodio è la principale causa nel mondo. La carenza di iodio si riscontra più raramente nei paesi industrializzati, grazie in particolar modo alla disponibilità di sale da tavola arricchito di iodio. Il fabbisogno quotidiano di iodio è di 150 μg per gli adulti, e di 220 e 290 μg rispettivamente per le donne incinte e in allattamento. Il modo migliore per soddisfare il proprio fabbisogno di iodio è di adottare un’alimentazione varia ed equilibrata. Il sale iodato contiene circa 90 μg di iodio per ¼ di cucchiaino da tè (1.5 g), ma la quantità può variare a seconda della marca. Il pesce, i latticini e i vegetali coltivati in suoli ricchi di iodio ne costituiscono delle fonti eccellenti. Ad esempio 90 g di merluzzo cotto ne forniscono circa 100 μg, mentre una tazza da 250 ml di latte ne fornisce circa 55 μg. È da notare che un apporto eccessivo di iodio può ridurre la funzionalità della ghiandola tiroidea. Perciò se si assume un integratore di iodio assieme a dei medicinali antitiroidei i loro effetti si possono sommare e provocare ipotiroidismo.

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Autori

Kathryn Adel

Kathryn Adel

Kathryn è titolare di una laurea in kinesiologia e una in alimentazione, e di un master in alimentazione sportiva. È membro dell’OPDQ e dell’Academy of Nutrition and Dietetics. Atleta di mezzofondo, ha corso per la squadra olimpica di Montréal e il Rouge et Or. Kathryn è specializzata in alimentazione sportiva, perdita di peso, diabete, salute cardiovascolare e gastrointestinale. Kathryn ha molta esperienza con l’approccio FODMAP e ha completato la certificazione dell’Università Monash.

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