Il regime AIP si articola generalmente in tre fasi: eliminazione, reintroduzione e mantenimento.
1. Fase di eliminazione
Per un periodo che va dalle 6 settimane ai 6 mesi, si escludono tutti gli alimenti che potrebbero scatenare risposte immunitarie e infiammazione:
Anche l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) dovrebbe essere evitato durante questa fase. Al contrario, sono consentiti alimenti come carne, pesce, verdura (escluse le solanacee), frutta, tuberi e alcuni oli.
2. Fase di reintroduzione
Gli alimenti eliminati vengono reintrodotti uno alla volta per osservare eventuali reazioni. In pratica, la fase di reintroduzione è spesso scarsamente standardizzata e difficile da monitorare, il che può portare a restrizioni prolungate. L’approccio più comune è quello di reintrodurre gli alimenti più graditi o quelli che hanno meno probabilità di causare reazioni negative, con l’obiettivo di ampliare gradualmente le opzioni dietetiche.
3. Fase di mantenimento
Si tratta di un approccio a lungo termine basato su un modello dietetico individualizzato, sviluppato dopo aver identificato ed eliminato gli alimenti che hanno scatenato i sintomi.
L’infiammazione cronica di basso grado svolge un ruolo significativo in diverse malattie croniche, comprese alcune malattie autoimmuni. Tuttavia, la ricerca dimostra sempre più che l’infiammazione è influenzata dalle abitudini alimentari nel loro complesso, piuttosto che dalla rigorosa eliminazione di interi gruppi alimentari.
Modelli alimentari come la dieta mediterranea, ricca di frutta, verdura, fibre, pesce, grassi insaturi e composti bioattivi (come per esempio i polifenoli, i carotenoidi ecc) sono costantemente associati a una riduzione dei marcatori infiammatori e a un miglioramento della salute metabolica, cosa che non si verifica per la dieta AIP.
Gli studi sul regime AIP sono limitati, di piccole dimensioni, non randomizzati e di breve durata. Alcuni mostrano un miglioramento dei sintomi e della qualità della vita nelle persone affette da malattie infiammatorie o autoimmuni. Ad esempio, diversi studi pilota indicano che l’AIP può migliorare la qualità della vita e ridurre alcuni sintomi in patologie come la tiroidite di Hashimoto, le malattie infiammatorie croniche intestinali e l’artrite reumatoide, sebbene questi effetti non siano uniformi e i marcatori biologici tradizionali non sempre subiscano variazioni significative.
Pertanto, questi risultati non ci consentono di concludere che la dieta AIP sia superiore ad approcci meno restrittivi. Ad oggi, non esistono prove concrete che dimostrino che la dieta AIP modifichi il decorso di una malattia autoimmune.
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